Sunday, June 20, 2021

E' colpevole Giulio Cesare di genocidio?

Giulio Cesare nel 58 a.C. con 11 legioni invade la Gallia e la conquista causando 1 milione di morti in gran parte civili.  Ha commesso un vero e proprio genocidio?


In una recente discussione online di storia qualcuno pone la domanda:

Le guerre galliche si sono rivelate spesso stermini, in alcuni casi genocidi. In totale è stato calcolato 1 milione di morti. Un secolo più tardi Plinio, a proposito di queste guerre, usò l'espressione: "Crimine contro l'umanità". Così ho appena sentito su Rai Storia.

Ricordo, però da una lettura, che Cesare ha fatto sterminare anche delle tribù germaniche: circa 400.000 tra uomini donne, anziani e bambini.

Cesare sarà stato anche un grande ma nessuno vuole sottolinearne la sua connotazione di genocida.

Perché, secondo voi?

Risposta 1: Perché chi lo esalta è spesso nazionalista, in pratica gli altri popoli (da cui secondo loro non provenivano i loro antenati) non contano.

Io ho sempre trovato la guerra ed altre pratiche romane come aberranti, senza però rinnegare la grandezza culturale ed artistica romana.

Risposta 2: Cesare non commise nessun genocidio. Genocidio è una parola moderna che non calza. Lui non odiava i galli, né sulla base dei geni né altro, è anzi credibile che rispettasse profondamente il valore di tali avversari. Semplicemente voleva sottomettere la Gallia e per farlo doveva prima conquistarla e poi mantenere l’ordine, attraverso dure punizioni a chi si ribellava. E questo durò 8 anni. Io la valuterei semplicemente come una campagna sanguinosa contro un popolo che Cesare rispettava. Aveva anche intenzione di aprire alla loro nobiltà le porte del senato. Cesare non era un uomo crudele o cattivo nel senso che godeva del dolore causato. Ma era pronto a fare ciò che comprendeva una campagna di conquista intrapresa per pura ambizione politica.

Risposta 3: secondo me possiamo riassumere le cose nel modo seguente. Il problema posto da te è reale: Roma condusse guerre di sterminio in una maniera che OGGI sarebbe considerata passibile di prosecuzione da parte del Tribunale Internazionale. Però è anche vero che TUTTI hanno combattuto in questo modo dall'inizio dei tempi alla II Guerra Mondiale, compresi i nemici di Roma: era la normalità, ed era tale in quanto era il modo più logico di condurre una guerra. Lo sarebbe anche oggi, te lo assicuro... Mi permetto di dirlo visto che dalla Somalia all'Afghanistan le guerre degli ultimi 40 anni me le sono fatte tutte. Il motivo per cui oggi le cose sono diverse è duplice: da una parte i conflitti grazie a Dio dal 1945 sono stati tutti limitati e quindi non hanno richiesto il passaggio ad uno stadio di Guerra Totale; dall'altra lo spettro conflittuale si è allargato dalla dimensione puramente militare a quelle economica, culturale, sociale, diplomatica, ... E MORALE. Per quest'ultimo punto, oggi combattere a livello totale un conflitto limitato sarebbe controproducente. Non siamo diventati più morali; semplicemente le condizioni sono cambiate e le regole del gioco sono state riaggiustate.

La guerra dei trent'anni

Risposta 4: io sulle cifre degli eserciti e dei massacri provenienti dal mondo antico ci andrei molto cauto. Un milione di persone nel mondo antico sono uno sproposito.

Risposta 5: Non è una cifra spropositata basta considerare che ad Alessia i galli unificati schierarono 320.000 combattenti tra i difensori della città e l'esercito arrivato in soccorso e se poi si considera la prosperità della società celtica la cifra è più che possibile.

Risposta 6: La "stranezza", stava più nei commenti lungimiranti e assennati di Plinio che nel comportamento degli eserciti, o in molti casi delle bande armate, dell'antichità. Del resto basta leggere l'antico testamento (la bibbia) per capire cosa significasse andare in guerra contro il vicino: sterminare tutti i viventi e in alcuni casi tenere in vita solo le vergini.

Parlando di storia bisogna sempre sforzarci di essere distaccati ed asettici perché il medico pietoso ha sempre lasciato le piaghe infette; e soprattutto mai leggere il passato con gli occhi dell'oggi.

Risposta 7: E niente ...giudicare con gli occhi di oggi le guerre di 2000 anni fa, mhà. Volete mandare gli atti al Tribunale Penale Internazionale dell’Aia???

Replica 6: Per un motivo semplice. In quei millenni sono stati TUTTI genocidi. A partire dai primi homo sapiens e arrivando ai romani. Non esistevano purtroppo concetti come la convenzione di Ginevra o  i diritti dell'uomo e gli atti di pietà verso i nemici e/o i conquistati erano l'eccezione e non la regola. Anche nella bibbia dio ordina agli israeliti massacri e genocidi verso altre popolazioni. Esempio che cito non per le esattezze storiche (opinabili) ma per dare idea della mentalità "antica". Quindi si. Cesare era un genocida. Così come Mosè, Giosuè, gli hittiti verso i babilonesi o i popoli del mare verso gli egiziani, o Alessandro Magno e/o altri. Prima e dopo di lui. Non si dice che Cesare era un genocida perché, purtroppo, è scontato che lo fosse.  

Risposta 8: Ragionare oggi sulla crudeltà di fatti avvenuti 2 mila anni fa con la nostra morale (con Hitler, Stalin, le guerre per il petrolio come eredità moderna) mi sembra alquanto ridicolo.

Cioè, distruggiamo il pianeta inquinandolo ed essendone pienamente consapevoli, abbiamo abbastanza armi nucleari da distruggere il pianeta 200 volte e critichiamo Cesare? Ma dai...

Risposta 9: Perché nell'antichità era prassi normale fare tabula rasa quando serviva. Il concetto di genocidio è relativamente recente nella società umana, basta pensare che 1600 anni dopo nella guerra dei trent'anni ci furono 8 milioni di morti di cui 7.000.000 nella sola Germania nella quasi totalità civili.


Conclusione

Il numero di morti durante conflitti storici soprattutto nel periodo antico sono spesso approssimazioni.

Dobbiamo cercare di contestualizzare gli eventi accaduti nel passato e non valutarli con i valori contemporanei.

Ormai i conflitti non sono più totali e non si accentrano più solo nell’area militare, ma coinvolgono l’aspetto economico, culturale, politico, propagandistico, sociale e morale.


Wednesday, April 21, 2021

Roma, la continua gioia della scoperta

Roma non finisce mai di stupirti.  Anche se ci sei nato e cresciuto scopri spesso nuovi luoghi da apprezzare persi nel corso dei secoli che ti sorprendono.

Come diceva Antonello Venditti, in una sua celebre canzone:
“Io ci sono nato a Roma, io ti ho scoperta questa mattina”.

E’ proprio vero, il segreto di questa città sta nel fatto che anche se pensi di conoscerla ti stupisce sempre, emozionandoti. Come la chiesa dei SANTI QUATTRO CORONATI.

Sembra un castelletto di mattoni, una mini fortezza, si deve attraversare un paio di cortili per scoprire dov’è l’entrata. Dentro, niente di speciale.

Il cortile interno

Ma le suore di clausura, che da tempo abitano il complesso sanno custodire bene i loro segreti: dalla navata sinistra una monaca apre la porta del chiostro, delizia nascosta, scrigno di pace.

E poi, c’è la cappella di S. Silvestro. Almeno così si legge sulla guida. Ma dove?

Cerchiamo, non vediamo. Ci salva un’altra suora. “Ma certo. Dal cortile deve imboccare la porta a destra, suonare il campanello... una mia consorella si affaccerà dietro una grata e vi darà la chiave”.

Ma il contatto diretto non è consentito, per cui bisogna utilizzare come nel passato “la ruota” (un cilindro ligneo al cui interno si possono inserire oggetti, o come nel passato neonati abbandonati e lasciati alle cure delle monache…), all’interno della quale lasceremo la nostra piccola offerta e ruotando questo cilindro, poco dopo avremo le nostre chiavi. Cose d’altri tempi, le si passa un euro tra le sbarre, e lei preme il pulsante magico che apre la porta delle sette meraviglie.

Affreschi duecenteschi che sembrano usciti ieri dal pennello dell’artista. Raccontano le storie di Papa Silvestro, la cosiddetta Donazione di Costantino, quel falso pazzesco per cui la Chiesa giustificò per secoli il potere temporale dei Papi, eredi degli imperatori romani. Eccolo, Costantino con la faccia piena di pustole, povero imperatore, aveva preso la lebbra, ed ecco Papa Silvestro che lo battezza, lui guarisce, si converte al cristianesimo e dona al Papa la città di Roma e l’intero Occidente. Capolavoro.  

Silvestro I e Costantino

Non basta. “Ma, madre, quell’aula gotica di cui hanno parlato tutti i giornali, l’hanno chiamata la Cappella Sistina del Duecento... si può vedere?”. Gravi sospiri, scuotimenti di testa. “Non me lo dica: le hanno fatto tanta di quella pubblicità che ce lo chiedono tutti. Sono arrivati degli americani con un ritaglio di Cosmopolitan! Ma la Soprintendenza deve ancora approvare l’accesso. Bisogna avere pazienza...”. Sorride. 

Carta di Roma di Giovanni Battista Falda del 1676, indicando la chiesa con la freccia gialla

“Alla fine, vedrà, la gioia sarà ancora più grande”. 

 Adattato da un post di Renata Cleopatra su Memorie di Roma 


Wednesday, February 3, 2021

Northern countries' winter mindset

 How Scandinavians cope during winter (and now covid) blues: mental reframing

Kari Leibowitz, a Stanford University health psychologist in the Mind and Body Lab and an expert on what’s often called the “wintertime mind-set,” asserts that these first months of the new year “are where the rubber really meets the road in terms of winter.” In December, the cold and darkness have some novelty, and there are holidays — many of them festivals of light — to anticipate. By January, she says, the season becomes “the coldest, darkest, wettest time of year. . . . People are sick of it.”

Leibowitz has long studied what’s known as “mental reframing,” which can help us adapt to midwinter darkness, approaching winter storms and even stress. Several years ago, she moved to the Arctic to learn how Scandinavians don’t just survive but thrive during the long winters. The sun doesn’t rise at all in the far north for two months, but she noted that Norwegians have comparable rates of seasonal depression to those of us in the United States.

“One reason . . . is that they tend to have a positive wintertime mind-set” unlike many Americans. “They see the winter as a special time of year full of opportunities for enjoyment and fulfillment, rather than a limiting time of year to dread.”

Her research found that a positive mind-set — the result of reframing — is associated with well-being, greater life satisfaction and more positive emotions like pleasure and happiness. Accepting the inevitable helps, too — as a yoga teacher once told my class, “Let go or be dragged down.”

 “People who see stressful events as ‘challenges,’ with an opportunity to learn and adapt, tend to cope much better than those who focus more on the threatening aspects — like the possibility of failure, embarrassment or illness.” She suggests that mental framing can not only impact our mental health but also result in physiological differences — for instance, changes in blood pressure and heart rate — and our capacity to recover more quickly after a challenging situation.

At a meditation retreat, Sinikka Isokaanta, a psychotherapist, stated that Nordic people don’t see the “dark cold winter as a crisis but more as a challenge that can be managed in different ways.” For her, it’s all about “kotoilu,” similar to what the Danes call “hygge,” meaning the coziness of home. “It’s a time to enjoy being home with dim lights on, feeling like wintersleeping bears,” she said. Echoing Leibowitz’s research, she added, “These periods bring about a sense of grounding, contentment, happiness and togetherness.”

Isokaanta also had a surprising reframing about how she experiences the long nights. “The darkness offers a safe container to hide from the world. It can be thought of as protection, unlike the bright daylight when everything is visible.”

Is it too late for us to cultivate such a mind-set this year? Leibowitz says no, but urges people to deploy two strategies as soon as possible. Spend time outside, perhaps walking in a park or enjoying winter sports if you are in a snow zone. Or just gathering at a coronavirus-safe distance around a fire pit. Being in nature is a well-known way to boost mood as well as mental and physical health. Use natural light to celebrate the darkness of winter, Leibowitz says.

Appreciate the winter months, and be conscious of your perspective. Try to stop thinking about this season as dark and depressive, with backbreaking snows to clear or gray skies to wear you down, in favor of something magical or evocative of happier times. Take out that instapot to cook up stews and soups, pull out the baking soda and tins to make muffins and cakes, even take a few minutes or more to enjoy the magic of a new snowfall before turning to the salting and shoveling.

Mental reframing, however, is not only a strategy about fighting the wintertime blues. This concept can also be applied to how we experience illness and other daily challenges.

Leibowitz also cited studies indicating that people tend to perform better under stress if they view it as a positive influence rather than a negative or destructive one. “When you’re able to adopt this mind-set, that stress is something that can propel you to achieve your goals, then stress becomes a positive thing.”

Adapted from an article by Steven Petrow in the Washington Post

Wednesday, December 16, 2020

Panettone o Pandoro?

 La Sfida di Natale: Panettone o Pandoro?

Pandoro o Panettone: una sfida che dura da secoli e che si ripresenta ad ogni Natale.

È meglio il panettone o il pandoro? Qual è il dolce natalizio preferito dagli italiani?

In Italia si sa, il cibo è sacro e il mangiare bene è una religione. Così, anche nel periodo natalizio, sulle tavole italiane non mancano mai prelibatezze delle tradizioni regionali, ma ci si divide sulla scelta del dolce tradizionale: meglio il panettone o il pandoro? Una domanda apparentemente semplice ma che vede gli italiani divisi in due fazioni, quella amante del panettone, ricco di uvetta e canditi, simbolo di abbondanza e felicità; e quella che preferisce il pandoro, semplice ma ricco in burro e uova, con la sua inconfondibile forma a stella.


La storia del pandoro e del panettone

L’origine del panettone, il dolce di Milano per eccellenza, è molto antica, e risale addirittura al 1400. Si narra infatti che un cuoco in servizio alla corte di Ludovico il Moro avesse per errore bruciato il dolce da servire a fine banchetto, e, rimasto senza, abbia servito un dolce di un garzone, Toni, preparato con ciò che era rimasto in cucina: farina, uova, burro, uvetta e scorzette di cedro. Il dolce fu apprezzato tantissimo e venne chiamato con il nome del suo inventore, “il pan del Toni”, da cui il nome odierno panettone. Un’altra leggenda vede il panettone protagonista di una storia d’amore tra Ughetto, nobile falconiere del duca, e Adalgisa, figlia di un umile fornaio, Toni, in precarie condizioni economiche. Ughetto si propose di aiutare il padre della sua amata e preparò un pane dolce arricchito con uvetta e frutta secca; questo pane riscosse tanto successo che risollevò le sorti del fornaio e permise ai due innamorati di coronare il loro sogno d’amore. 

Verità o leggenda, il panettone rappresenta il più classico dei dolci natalizi, dal sapore unico e dal profumo inconfondibile. Vero è che non a tutti piacciono i canditi al suo interno, cosicché oggi molte aziende dolciarie propongono le varianti solo con uvetta, oppure con golose farciture al cioccolato o alla crema in vari gusti. Esiste inoltre una variante classica, il panettone di Verona, che prevede la glassatura con mandorle sulla superficie.

Il Pandoro di Verona: il dolce dei nobili

Sembra che il Pandoro fosse conosciuto già nell’antica Roma, attenendosi a quanto raccontava già Plinio il Vecchio (I sec. d.C.), parlando di un panis fatto con farina, burro e olio. Altri fanno risalire il pandoro al Rinascimento, quando nelle corti dei nobili veneziani si usava ricoprire i cibi con sottili foglie di oro, da cui, perciò, il nome “pan de oro”. L’antenato del pandoro era il “nadalin”, un dolce molto semplice preparato dai veronesi; e infatti Verona è la città natale di questo dolce dalla tipica forma a cono a stella, ricco di burro e avvolto da una cascata di delicato zucchero a velo. Il pandoro è sicuramente preferito dai bambini per il suo gusto semplice, e viene spesso utilizzato per la preparazione di altri dolci, con farciture al cioccolato, alla frutta, con il gelato e come meglio suggeriscono fantasia e golosità.


Panettone e Pandoro: le caratteristiche dei due dolci natalizi

  • la forma, il panettone ha forma di cono rotondo, il pandoro con sezione a stella;
  • la crosta, presente nel panettone e non nel pandoro;
  • l’impasto, il panettone contiene uvetta e scorze di agrumi canditi, il pandoro invece aromi di vaniglia o vanillina e si cosparge di zucchero a velo.

…E voi quale preferite?

È veramente difficile scegliere tra i due contendenti al trono della tavola natalizia. Da un lato il  panettone, alto, morbido, profumato e ricco di uvetta e canditi come pietre preziose di una nobile trama; dall’altro il pandoro, soffice, profumato, quasi un assaggio di Paradiso ad ogni morso.

E che dire poi del Panforte di Siena che molti mangiano solo durante le feste natalizie? Il Panforte di Siena IGP è un dolce della tradizione senese a base di frutta secca e candita, miele, noci e spezie, che può presentarsi nella versione bianca, ricoperto di zucchero a velo, o in quella nera, con copertura di spezie. La storia del Panforte di Siena IGP risale al periodo medioevale.


Saturday, October 31, 2020

Il Costo dello Smog in Italia: Roma, Milano e Torino tra le piu' alte

 Il Costo dello Smog in Italia

Lo smog impone costi sociali importanti all’Italia. In termini di ricoveri ospedalieri, impatto sulla salute e sul benessere, ma anche di ridotta aspettativa di vita. A sostenerlo è lo studio “Costi sanitari dell’inquinamento atmosferico nelle città europee, connesso con sistema dei trasporti”, presentato da CE Delf (società di consulenza). Nel documento Roma, Milano e Torino figurano tra le prime 25 città europee per costi sociali da inquinamento atmosferico.

Oltre 430 le città europee coinvolte, per un totale di 30 Paesi: 27 nazioni UE, a cui si aggiungono Gran Bretagna, Svizzera e Norvegia. Stando ai dati contenuti nel report, per ogni cittadino l’Italia paga costi sociali pari a 1400 euro (il totale corrisponde al 5% del PIL). Un record in Europa, che generalmente paga un costo vicino ai 1250 euro.

Smog, i numeri del report

Il progetto è stato curato a livello europeo dalla ONG “Alleanza europea per la salute pubblica”, mentre per l’Italia ha collaborato Legambiente. Roma, Milano e Torino sono nella Top25 in termini di costi assoluti derivati dai livelli di smog. Sul fronte costi pro capite legati all’inquinamento atmosferico l’Italia piazza ben cinque città tra le prime 10: Milano (2a), Padova (3a), Venezia (6a), Brescia (7a) e Torino (9a). Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia:

Secondo i risultati dello studio, Milano ha perso poco meno di tre miliardi e mezzo di euro in un anno in welfare e costi sociali, superata soltanto da Roma. L’inquinamento continua a sprofondare i bilanci già gravemente compromessi delle nostre città. Milano è seconda in Europa dopo Bucarest per costo pro capite, con oltre 2800 €/anno, una cifra sottratta al benessere e alla capacità di spesa dei cittadini.

Gli scienziati indicano chiaramente la responsabilità dei trasporti nell’emissione dei diversi inquinanti presi in esame.

Inquinamento atmosferico ed emergenza Covid-19

I dati fanno riferimento all’anno 2018. Più elevati sarebbero i costi prendendo in considerazione le difficoltà legate all’emergenza Covid-19. La crisi sanitaria aumenta il divario tra redditi medio-alti e redditi bassi per quanto riguarda le possibilità di mitigare gli effetti dello smog. Ha concluso Andrea Poggio, responsabile mobilità Legambiente:

Il costo dell’inquinamento, aggravato quest’anno dalla pandemia Covid19, è particolarmente pesante per i redditi più bassi: l’inquinamento, come il Covid colpisce tutti, ma chi è più povero fatica a mitigarne gli effetti ed accedere alle cure.

Blocco traffico Milano: con lo smog elevato, cresce l’obbligo dello smartworking

Torna l’autunno e potrebbe presto tornare anche il blocco traffico a Milano. A distanza di mesi dal lockdown le concentrazioni di smog sono di nuovo alte in tutta Italia e non fa eccezione la metropoli milanese. A questo proposito la Regione Lombardia ha varato un nuovo piano di azione in caso di innalzamento dei livelli di inquinamento atmosferico.

Le nuove disposizioni sono arrivate al termine del “Tavolo Aria”, svolto mercoledì 16 settembre in videoconferenza. Hanno partecipato i rappresentanti della Regione, delle Province e dei Comuni lombardi. Ha dichiarato l’assessore all’Ambiente e al Clima della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo:

Saranno aggiornate le misure temporanee al verificarsi di episodi di accumulo degli inquinanti. L’emergenza COVID-19 ci ha imposto riflessioni anche sulla sostenibilità ambientale e ci ha condotto a valutare l’inserimento dello smartworking come misura di limitazione temporanea.

Blocco traffico Milano, misure temporanee in caso di smog

Le misure temporanee scatteranno in caso di sforamento continuativo dei 50 microgrammi di PM10 per metro cubo fissati come limite giornaliero. A seconda del numero di giorni di superamento di tali soglie verranno adottate misure via via più restrittive:

  • Misure di 1 livello – Entreranno in vigore dopo 4 giorni di sforamento e fermeranno tutti i veicoli diesel Euro 4, sia privati che commerciali.
  • Misure di 2 livello – Qualora si raggiungano i 10 giorni di sforamento potrebbe essere possibile fermare tutte le vetture Euro 5. Verrà potenziato lo smartworking.

Blocco permanente dei veicoli diesel Euro 4

Rinviato il blocco permanente relativo alla circolazione dei veicoli diesel Euro 4. Originariamente previsto per il 1 ottobre 2020, lo stop scatterà il 1 gennaio 2021.

 

Adattato da articoli di Claudio Schirru, dal sito Greenstyle

Saturday, October 3, 2020

La Cittadinanza Italiana in Vendita

Caso Suarez: come si compra la cittadinanza italiana

La bufera sull'esame-farsa del calciatore uruguaiano non si ferma. Secondo gli inquirenti, tutta la commissione era d'accordo: Suarez non poteva essere bocciato

“Non ‘dovrebbe’, ‘deve’. Passerà, perché con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perché non ha il B1”.

Così si apre una serie di intercettazioni che mettono in imbarazzo, sotto l’occhio dei giudici, l’Università per Stranieri di Perugia. Nell’ateneo del capoluogo umbro, tra i tanti studenti iscritti regolarmente ai corsi, c’era infatti anche Luis Suarez, stella del Barcellona costretto a prendere la cittadinanza italiana per un possibile passaggio alla Juventus.

Il motivo per il quale Suarez avrebbe dovuto ottenere il passaporto del nostro paese per poter giocare nella Vecchia Signora è presto detto: in Italia le squadre di serie A possono tesserare al massimo due giocatori extracomunitari e la Juventus ha già riempito le caselle con Arthur e McKennie. Per diventare bianconero, l’uruguaiano aveva dunque bisogno della nostra cittadinanza.

Le strade per diventare cittadino italiano sono diverse: Suarez avrebbe utilizzato quella del matrimonio. L’attaccante è infatti sposato dal 2009 con Sofia Balbi ed è quindi titolato a chiedere il riconoscimento della cittadinanza.

Sul suo cammino, però, è incappato Matteo Salvini, o almeno un decreto voluto da lui. Il 4 ottobre 2018, viene approvata una modifica fortemente promossa dall’allora vice Presidente del Consiglio in materia di cittadinanza e immigrazione. L’emendamento introduce nella legge sulla cittadinanza l’articolo 9.1, per il quale la cittadinanza italiana per matrimonio e per residenza è subordinata al possesso da parte dell’interessato di una conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1.

In sostanza, Salvini dice “per essere italiano, almeno un po’ di italiano lo devi sapere”.

Matteo Salvini

Così Suarez si iscrive all’Università per Stranieri di Perugia. Con un corso intensivo e un esame che certifichi la sua preparazione, ottenere la cittadinanza non sarà un problema. Un problema, invece, c’è. Arrivato al giorno dell’esame, per stessa ammissione della professoressa Spina, Suarez “non spiccica una parola di italiano”.

Ma la Juve “ha fretta”, si continua a leggere nelle intercettazioni, ha bisogno dell’uruguaiano in rosa. Una soluzione va trovata ed è lì che entra in gioco la disonestà.

Dall’inchiesta iniziano piano piano a trapelare i dettagli. Ad ascoltare l’esame di Suarez non ci sono soltanto i docenti, ma anche gli inquirenti, che seguono da remoto. Le intercettazioni non lasciano spazio a dubbi e smascherano la farsa.

“Comunque, allora, tornando seri – dice un interlocutore all’indagata Spina – hai una grande responsabilità perché se lo bocciate ci fanno gli attentati terroristici”. E Spina ribatte “Ma te pare che lo bocciamo! Oggi ho chiamato Lorenzo Rocca che gli ha fatto la simulazione dell’esame e abbiamo praticamente concordato quello che gli farà l’esame! Oggi c’ho l’ultima lezione e me la devo preparare perché non spiccica ‘na parola”.

Suarez esce dall’aula con il diploma in mano. Maglietta bianca, zainetto e occhiali da sole, si rifugia immediatamente in un taxi senza lasciare alcuna dichiarazione. Comprensibile, in fin dei conti. Per uno che “non coniuga i verbi, parla all’infinito”, l’ipotesi di lasciarsi intervistare e cadere vittima di qualche domanda formulata in italiano avrebbe fatto crollare tutta l’impalcatura così minuziosamente costruita.

Suarez esce con diploma in mano
Suarez con il diploma in mano

Alla scoperta dei fatti, insorgono gli altri studenti dell’ateneo. Quelli normali, quelli attorno ai quali non circola un clamoroso ciclone mediatico. “Ci dissociamo ancora una volta – scrivono in una nota – dalla condotta della nostra università, che dopo tutti questi mesi di mancato ascolto nei nostri confronti, e dopo le questioni mai del tutto chiarite emerse lo scorso anno, si pone nuovamente in una situazione di imbarazzo nel tentativo di farsi pubblicità con un calciatore di fama internazionale”.

La procura continua a indagare e, senza dubbio, le responsabilità individuali verranno accertate. Nel frattempo, la truffa non ha nemmeno avuto un fine. Suarez si è allontanato dalla Juventus e proprio oggi ha firmato con l’Atletico Madrid. Di tutta la storia, resta solo un’imbarazzante sottomissione di alcuni dei membri dell’Università per Stranieri di Perugia nei confronti del denaro e della fama. Se Suarez fosse stato trattato bene, forse altri calciatori sarebbero andati in Umbria per sostenere l’esame. Più calciatori arrivano e più la popolarità aumenta. Non importa quale sia l’effettivo livello di insegnamento. L’importante è la notorietà.

D’altronde, parliamo di un uomo da 10 milioni l’anno. Che sarà mai qualche errore di grammatica?


 Scritto da Nicola Corradi, per la Voce di New York

Vent’anni e parmigiano d’origine, attualmente vivo a Roma, dove studio Scienze Politiche all’università LUISS Guido Carli. Appassionato di scrittura fin da quando ne ho memoria, i miei interessi ricadono per la maggiore su politica e attualità. A Parma scrivo sulla Gazzetta, a Roma sono responsabile della sezione di politica interna del giornale universitario e ho l'incarico di addetto stampa presso il CUSI.

Monday, August 31, 2020

Curiosità

Alcune curiosità

Nella Repubblica di Venezia i detenuti che, invece di scontare la pena in prigione, erano condannati a remare sulle navi, prima dell'imbarco dovevano allenarsi su una piccola galea all'ancora nel bacino di San Marco, dove venivano esaminati da un'apposita commissione che ne valutava la resistenza e 1'efficienza come rematori. Lo sforzo fisico richiesto era infatti enorme, tanto che un anno di pena ai remi valeva quanto due anni di detenzione in carcere.



Tempo fa l'università di Innsbruck ha esaminato il DNA di 3,700 donatori di sangue tirolesi: una particolare mutazione genetica ha permesso d'identificare diciannove di essi come imparentati con Otzi, 1'uomo preistorico rinvenuto mummificato nel 1991 sulle Alpi tra Italia e Austria.



Nel corso della sua lunga vita, l’attore Mickey Rooney (1920-2014) si sposò 8 volte.  In occasione del suo terzo matrimonio dichiarò: “Se non riesco a far durare questo c’è qualcosa di sbagliato in me”.  Al quarto disse: “Questa volta è per sempre.  Siamo davvero innamorati”.  Al quinto: “La conclusione perfetta di un viaggio imperfetto”. Al sesto: “Non è affatto importante quante volte una persona si sposa…  Marge è mia moglie e sono convinto che è quella buona”.  Al settimo: “Per la prima volta sono veramente me stesso”.  E in occasione delle ottave nozze: “Alla fine ho trovato quella giusta!”  L’ultima sposa da parte sua commentò candidamente: “Le sue mogli precedenti non lo capivano…”

Gia nel secolo IX le popolazioni vichinghe che vivevano in Norvegia e in Islanda disponevano di appositi impianti per essiccare il merluzzo, rendendolo un cibo a lunga conservazione che consumavano durante i loro viaggi per mare; le eccedenze erano invece vendute sui mercati europei.

Nel settembre del 2016, alle primarie del partito Repubblicano che si svolsero nello Stato di New York, fu presentato un candidato già deceduto. Bill Nojay, scelto per correre alle successive elezioni all'Assemblea Generale dello Stato, era morto pochi giorni prima del voto, ma il partito decise di fare come se nulla fosse, per assicurarsi il diritto di selezionare un nuovo candidato in caso di vittoria. Questo calcolo strategico, da molti giudicato cinico, si rivelò efficace, perché il defunto Nojay «vinse».

Nel 1930, in Italia si contava un'automobile ogni 142 abitanti, un dato relativamente basso, specie se confrontato con quello di altre Nazioni: in quella stessa epoca, infatti, circolava un'auto ogni 94 abitanti in Germania, ogni 28 in Francia e in Inghilterra, e ogni 4,6 negli Stati Uniti.

Tempo fa, la Polizia di Pinson (Alabama) si e trovata a ingaggiare un singolare inseguimento al rallentatore. Uno sprovveduto ladro di nome Randy Dewayne Vert aveva rubato un camion dotato di cambio manuale, sistema con cui aveva poca dimestichezza (negli Stati Uniti il cambio automatico sui veicoli e molto più comune che da noi). All'arrivo della pattuglia, Vert ha premuto a fondo il pedale dell'acceleratore, ma non sapendo che occorreva cambiar marcia, e rimasto sempre in prima: il camion ha così continuato a procedere a soli 40-48 km orari, agevolmente tallonato dagli agenti, 

La celebre Bibbia stampata da Johann Gutenberg intorno alla meta del '400 conteneva 1.286 pagine e oltre due milioni di lettere. Quando concluse la tiratura, il tipografo tedesco si ritrovo con più di centomila fogli impilati nella propria bottega.

Breve comunicato pubblicato alcuni anni fa sul Times di Londra, dagli effetti involontariamente comici: «In seguito a circostanze impreviste (sic!), la Società dei veggenti extra-illuminati è costretta a rinviare la riunione mensile a data da stabilirsi».

Nella Parigi degli Anni '20, la celebre modella Alice Ernestine Prin, meglio conosciuta come Kiki di Montparnasse, posò per dozzine di artisti, fra i quali Maurice Utrillo: questi per tre giorni fece finta di ritrarla, priva di abiti, senza mai permetterle di accostarsi alla tela, Alia fine la giovane scoprì sorpresa che il pittore stava in realtà lavorando a un paesaggio.

Un tempo le notizie si divulgavano con grande lentezza: a Londra, per esempio, si venne a sapere dell'assassinio del presidente Lincoln, avvenuto nel 1865, solo dodici giorni dopo il fatto; e un secolo prima, nel 1760, la notizia della scomparsa di Giorgio II, re di Gran Bretagna, aveva impiegato la bellezza di sei settimane per raggiungere la sponda opposta dell'Atlantico.

       - Dal popolare rivista "Settimana Enigmistica"