La moda diventa sostenibile
Un evento al Palazzo di Vetro dell'ONU ha presentato nuove forme di tessuti ecosostenibili con una bassa impronta al carbonio
In una industria che fattura 1500 miliardi di dollari l’anno, il trend
delle case di moda è di diventare sempre più “green” senza essere meno
“fashion”, riducendo le emissioni di carbonio e gas serra e diminuendo lo
spreco di acqua.
Grazie
all’attenzione dedicata agli SDGs, (Sustainable Development Goals), ovvero il
percorso internazionale composto da 17 obiettivi di sviluppo sostenibile da
raggiungere auspicabilmente entro il 2030, si sono moltiplicati gli eventi che
hanno posto al loro centro le cosiddette “fibre green”.
La mostra “Forests for Fashion” |
Ne è un esempio
la mostra “Forests for Fashion” all’ONU, dedicata all’utilizzo di fibre
derivate dalla lavorazione del legno, a loro volta diretta conseguenza di
attività di riforestazione.
L’iniziativa
parte da alcuni semplici assunti: se vogliamo salvare le foreste dobbiamo dare
loro un valore effettivo, che possa essere quantificato economicamente. Dare
uno scopo, una funzione al rimboschimento, potrebbe di fatto interrompere il
circolo vizioso della distruzione di milioni di ettari di foreste nel mondo,
supportando al contempo le comunità rurali.
“Le foreste
possono creare ecosistemi produttivi, favorendo le comunità agricole locali”
afferma l’attrice Michelle Yeoh, UN Development Programme Goodwill Ambassador
“L’industria dell’abbigliamento potrebbe essere l’elemento essenziale di
transizione verso società più sostenibili”.
Alcune creazioni di stilisti italiani |
L’industria
della moda è responsabile di circa il 20% dello spreco totale di acqua sulla
terra e del 10% delle emissioni globali di carbonio, senza contare i polimeri e
gli scarti chimici derivanti dalle produzioni negli stabilimenti, immessi
direttamente nella acque di fiumi e mari, che alterano pericolosamente gli
equilibri di flora e fauna di questi ecosistemi. A questo, dobbiamo aggiungere le
disastrose condizioni di lavoro di molte delle realtà legate al business del
fashion, che non si preoccupano di utilizzare manodopera sottopagata o
addirittura minorile.
Già nel 2015,
l’attenzione verso fibre e tessuti ecosostenibili diventava il fulcro delle
passerelle di moda durante le fashion week mondiali. Ma cosa significa per
un’azienda essere ‘’ecosostenibile’’? Nel pratico, consiste nell’utilizzare
metodi di produzione sostenibili, spaziando dall’utilizzo di materiali organici
fino allo smaltimento consapevole e responsabile degli eventuali prodotti di
scarto della produzione. Non solo, ma l’utilizzo di fibre organiche o
biodegradabili porterebbe allo sviluppo di nuove tecnologie e infrastrutture
legate alla loro produzione.
Un esempio
famoso è la collezione di Salvatore Ferragamo, che ha creato una capsule
collection basandosi sull’ORANGE FIBER, un tessuto sviluppato da due ragazze
siciliane. Altre aziende come North face, Mizuno, Puma utilizzano la tecnologia
assorbi-odori brevettata a partire dalla fibra del caffè.
Ma sono molti
altri i prodotti animali o vegetali utilizzati dal fashion business: birra,
soia, canna da zucchero, carapace dei crostacei, ananas cocco, eucalipto e
bambù.
Tutto
considerato, fare la spesa in futuro sarà molto più una questione da “fashion
addicted”.
Da un articolo di Chiara Nobis in Voce di New
York, luglio 2018
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