Sunday, April 1, 2018


L’Incredibile varietà di pizze nel Sud d’Italia


When do dough, tomato sauce, and mozzarella stop being mere ingredients and become pizza?

It’s a philosophical question that has divided chefs and diners for decades. For some, only pies in the Neapolitan and Roman styles are acceptable—Sicilian, at a stretch. Others extend the goal posts as far as Chicago deep dish.


But pizzas have been eaten in southern Italy for hundreds of years, and the rainbow of variations that can be found there—if you know where to look—rivals the rest of the world’s best efforts. Its proximity to North Africa means that flatbreads have been popular for centuries. Forget calzones—I’m talking about pizzas and pittas created specifically for breakfast, or marvels the size of entire tables, or baked spirals of crust begging to be torn into satisfying, savory chunks.

Calabria
Mpigliati con le sarde
An mpigliati con le sarde pie at the Petite Etoile hotel consists of dough coated with a mash of sardella, a rich fish sauce with red peppers, and tiny fish cured with salt and paprika.
A salty, beautiful pie that looks like a bundle of bread roses. It consists of strips of dough coated with a mash of sardella, a rich fish sauce with red peppers, and pilchards (small, herring-like fish) cured with salt and paprika. The strips are rolled and stuck together before baking; to eat, you just tear off one of the rolls, which are great with an aperitivo. This pizza is a good example of the cucina povera of southern Italy, where humble local ingredients are used to create deeply flavored dishes.
Cullura
Cullura uses dough made with pig fat, layered with cime di rapa (broccoli raab), rolled a bit like a strudel, and then formed into a circle. Cullura is generally consumed cold and works as an everyday snack for farmers to take up into the mountains.
Pitta
Pitta is a Calabrian flatbread that’s crunchy on the outside and soft on the inside; it includes toppings such as tomato, peppers, and herbs.

Falagone
This half-moon-shaped treat, like a small calzone, is usually eaten cold.

Pitta rustica
A pitta rustica with prosciutto, caciocavallo cheese, and salumi between pitta-style bread.

Pasta da forno
Pasta da forno, a popular breakfast food. Forget the “pasta” name; this is a pizza, and it’s popular for breakfast. There’s no tomato sauce atop the dough, no mozzarella, no onion. It’s just crushed tomato with salt, oregano, and olive oil. Traditionally, pasta da forno comes in a round, black tray and is served cold. The absence of sauce helps keep the base crispy, making this a perfect snack to carry to school or to work.


Puglia
Focaccia altamurana
The thick focaccia altamurana is studded with tomato and green olives.
This pizza’s dough, made only with semolina, is thick, like a deep-dish pie, with tomato, green olives, and extra virgin olive oil.

Basilicata
Panzerotto di carne and panzerotto fritto
These two pie pockets look like calzones but smaller. The first is filled with minced pork and spices, then baked and seasoned with thyme, rosemary, and oregano while the melted fat is still hot. It’s popular as a street food and also comes in a fried version, panzerotto fritto. The other contains rich strands of mozzarella, sweet tomato, and basil.

Strazzata
Strazzata, a fresh summer-style pizza with peppers, tomato, and extra virgin olive oil.


Adapted from an article by
Richard Vines
Bloomberg Businessweek

Photographer: Carol Sachs for Bloomberg Businessweek


Tuesday, March 20, 2018


Come si dice? Nove errori in italiano che possiamo evitare.

L’italiano è la quarta lingua più studiata al mondo. Perché, ammettiamolo, è anche una delle più belle. Tuttavia, ricca com’è di peculiarità ed eccezioni, può indurci facilmente in errore, soprattutto quando scriviamo. Ma con un po’ di attenzione possiamo venirne a capo: il segreto è non respingere i dubbi sull’uso della lingua, quando ci vengono, ma approfondirli.

Sé stesso o se stesso? A scuola ci hanno insegnato che il pronome personale sé, quando è seguito da stesso non vuole l'accento, perché non ha più bisogno di distinguersi dalla congiunzione se. «Ma è una consuetudine: non c’è niente di sbagliato nello scrivere sé stesso e sé medesimo», avverte Claudio Giunta, docente di letteratura italiana all’Università di Trento, in Come non scrivere (Edizioni Utet). Quindi sì, va bene in entrambi i modi.

Un po’ o un pò? Si scrive un po’ con l’apostrofo e non con l'accento sulla o, perché po’ è la forma tronca di poco.

Si può dire: “da sempre”? Meglio di no. Scrive Giunta: «Da sempre e da subito si sentono sempre più spesso, ma se ci pensate sono espressioni che non hanno molto senso. Sempre non indica un momento del passato dal quale far cominciare il computo del tempo bensì una durata (sempre = per tutto il tempo); e subito non è sinonimo di ora ("d’ora in poi") ma di "immediatamente", ovvero esprime l’istantaneità di un fatto, di un’azione. Scriveremmo Mi è piaciuto da immediatamente? Invece di Sono stato da sempre a me pare meglio dire e scrivere Sono sempre stato».

L'annosa questione del congiuntivo? L’uso del congiuntivo nella lingua italiana meriterebbe un approfondimento. Nel frattempo, una delle poche regole sicure è: se una frase completiva può essere introdotta sia da che sia da come, dopo che ci vuole l’indicativo, dopo come il congiuntivo. Ecco un esempio:
"Ho già ricordato che i Romani avevano occupato gran parte dell’Europa".
"Ho già ricordato come i Romani avessero occupato gran parte dell’Europa".
  
Perché qual è si scrive senz’apostrofo e quand’è, invece, con l’apostrofo? Perché qual non è un elisione (cade la vocale finale di una parola quando quella successiva inizia per vocale), ma - spiega Andrea De Benedetti in La situazione è grammatica (Einaudi) -  «un’apocope di quale, una parola cioè che non ha alcuna necessità di appoggiarsi a un apostrofo per reggersi in piedi, come attestano le locuzioni la qual cosa, ogni qual volta, nel qual caso».

Ma come distinguere un’apocope da un’elisione? È facile: una parola troncata (apocope) si può pronunciare da sola conservando il suo significato (signor, cavalier, nobil, castel, fiorir, fuggir, buon, e qual); mentre non possiamo dire: l, dell, sant, senz, eccetera. 

Perché si dice (e si scrive) i computer e non i computers e le tapas e non le tapa? Ce lo spiega il sito Il mestiere di scrivere: «All'interno di un testo italiano le parole straniere non si declinano al plurale, a meno che non siano entrate nella nostra lingua proprio al plurale, come nel caso di peones, tapas, avances e, naturalmente, jeans».  

Si può dire “diffidate dalle imitazioni”? Se c’è uno slogan buono per tutte le stagioni è questo. Ma è corretto dire “diffidate dalle imitazioni”? Scrive De Benedetti: «Se il significato è quello di «invitare qualcuno ad astenersi dal compiere qualcosa», si dice infatti diffidare da («ti diffido dal mettere in giro notizie false sul mio conto»), se invece diffidare è l’antonimo (contrario) di fidarsi, bisognerebbe, anche solo per una questione di simmetria etimologica, dire diffidare di».

Dunque la forma corretta in questo caso sarebbe diffidate delle imitazioni. Ma, continua De Benedetti: «Il problema è sempre lo stesso, e cioè che a furia di imitare una forma sbagliata, questa ha ottime chance, a lungo andare, di convertirsi in regola, o quantomeno di essere recepita come tale…».

E "piuttosto che"? Negli anni 80 ha cominciato a diffondersi l’uso del piuttosto che con il significato disgiuntivo di “oppure”. È un errore. Il fenomeno - secondo i linguisti - potrebbe aver avuto origine nel parlato dei giovani di Milano e Torino.

“Questa sera, se vogliamo uscire, possiamo andare al cinema piuttosto che (= oppure) a teatro” e “Al mercato potete trovare ogni tipo di verdura: pomodori piuttosto che (= oltre che) peperoni…” sono due esempi dell’(ab)uso del piuttosto che.

Ma avverte la Treccani: «Si tratta di usi decisamente sconsigliabili non solo nello scritto, ma anche nel parlato». Dunque qual è l’uso giusto del piuttosto che? «Piuttosto che si usa correttamente davanti a proposizioni avversative e comparative e significa anziché, indica cioè una preferenza accordata a un elemento rispetto a un altro».

Dunque, è corretto: «Piuttosto che dire sciocchezze, rimani in silenzio», «Preferisco andare in bicicletta piuttosto che usare l’automobile».
Mentre non è corretto: «Possiamo andare al cinema piuttosto che (= oppure) a teatro».

Irruente o irruento? La prima è più vicina all’etimo latino (irruentem), la seconda, diffusa nell’italiano contemporaneo. Ma “Entrambe le forme” - avverte il dizionario Treccani - possono considerarsi corrette” (vale anche per succube e succubo).

Adattato da un’articolo di Focus, 17 Febbraio 2018

Sunday, March 11, 2018


L’Italia espressa in 12 grafici senza faziosità, ideologia e retorica.


L’Italia dopo la recessione mondiale del 2008 è cresciuta meno degli altri paesi europei. Ora con una disoccupazione ancora intorno all’11% e il livello di Pil lo stesso che aveva 25 anni fa, ci vorranno alcuni anni prima che arrivi al quello del 2008, cioè a un livello economico prima della grande recessione.

Le frustrazioni degli italiani hanno influito sul risultato delle elezioni.
Segue l'articolo del WSJ

The economy is improving, but deep scars from the longest downturn still remain.
Eric Sylvers
The Wall Street Journal

The global financial crisis and the eurozone debt meltdown that followed hit Italy particularly hard. The economy has begun to grow again, but as Italians went to the polls, it remains the only member of the Group of Seven leading industrial nations whose economy is still smaller than its precrisis size.




Helped by the fastest European economic growth in a decade, Italian business sentiment is at its highest since 2007.



The benign sentiment in international markets means this vote—unlike previous Italian political events—is having a limited impact on bond yields. 

 During the crisis, Italy addressed some of the problems afflicting its economy—and the country has risen in the World Bank’s ease-of-doing-business rankings—but it still lags behind rivals such as Spain.

Deep problems remain for the economy and society: The percentage of young Italians not in an educational program, employment or training is more than double that in Germany and higher than in any other country in the European Union


Poverty rates in Italy have soared during the crisis, even as they have leveled off or fallen elsewhere in Europe.



Unemployment has come down, but much of the progress can be attributed to an increase in short-term employment contracts that generally pay low wages and rarely lead to a full-time position.




Heavy spending on pensions has crowded out investment in other areas such as education.




The historic deep divide between Italy’s north—one of Europe’s wealthiest areas—and a deeply depressed south has only worsened during the downturn.



Nationwide, only roughly a third of Italians believe they will be better off than their parents’ generation.




.



Wednesday, January 24, 2018

Il Sole Artificiale di Viganella

Uno specchio gigante illumina il paese al buio

Svegliarsi la mattina e non vedere il sorgere del sole. Accadeva tutte le mattine per 83 giorni l’anno agli abitanti di Viganella, frazione di Borgomezzavalle, in un angolo dell’ossolana valle Antrona. A San Martino salutano l’astro con un arrivederci a inizio febbraio. È stato così per secoli, e di fatto lo è ancora adesso, ma 11 anni fa un intuito dell’allora sindaco di Viganella Pier Franco Midali e del progettista Giacomo Bonzani ha riportato un raggio di sole nella piazza del paese. E’ stato sufficiente collocare un grande specchio rotante ai mille metri di quota dell’Alpe Scaiola, superando l’ostacolo della montagna della Colma, che d’inverno nasconde il sole, per portare nella piazza un po’ di luce. Non raggiunge tutto il paese e non genera calore, ma l’effetto scenico è sorprendente. Tanto che da quel giorno Viganella è salita agli onori della cronaca con televisioni e giornali da tutto il mondo.  

Quest’anno l’accensione dello specchio è stata ritardata di una settimana causa un piccolo guasto: è stato necessario sostituire uno dei due pistoni che gestiscono la rotazione dello specchio da Est a Ovest. «Tutto a posto, lo specchio torna simbolo del nostro paese» spiega Midali, oggi vice sindaco. Undici anni fa lo specchio costò poco meno di 100 mila euro, «una cifra esigua se si pensa al ritorno d’immagine che c’è stato e a quanto ancora si potrà ottenere - afferma il progettista Bonzani -. Stavo pensando la meridiana sulla parete della chiesa quando ci venne l’idea. Midali ed io ci mettemmo subito al lavoro. Era il 1999, ci vollero 7 anni per realizzarlo. Lavorammo con l’ingegnere Emilio Barlocco che aveva già progettato un software per il movimento».  

Lo specchio è di 40 mq, 8 la larghezza, 5 l’altezza. «La cosa curiosa è che se gli abitanti delle case mettono uno specchio sulla loro finestra è possibile riflettere ulteriormente i raggi all’interno dell’abitazione» spiega Bonzani. Lo specchio di Viganella non è il solo al mondo utilizzato per questo scopo. A fargli compagnia c’è un gemello in Norvegia. Nella cittadina di Rjukan è stato installato un sistema di specchi dopo che tecnici e amministratori hanno studiato quello della valle Antrona. Così, sette anni dopo il colpo di genio di Viganella, un altro paesino è tornato a vedere il sole anche a Natale. 


     Cinzia Attinà, La Stampa

Tuesday, December 19, 2017

Capodanno a Roma

Tra Passato e Presente

   di Carlo Mignani



Due ragazzi camminano sul marciapiede, si fermano vicino all’angolo di una strada, si guardano intorno furtivamente, uno di loro tira fuori qualche cosa dalla tasca e poco dopo si sentono delle esplosioni, mentre i passanti neppure ci fanno caso.   Soltanto un uomo anziano, forse colto di sorpresa, inveisce.  Mi riesce difficile trattenere un sorriso.  Alcune cose non cambiano mai: quel ragazzo avrei potuto essere io alcuni anni fa.

Sono fermo ad un semaforo aggrappato al sedile posteriore di una Vespa, a Roma, la sera del 31 dicembre, diretto con amici verso il centro per celebrare l’anno nuovo.  Questa sera l’atmosfera della vigilia può essere accomunata a quella del 4 luglio americano o a quella da casinò.  Centinaia di migliaia di persone partecipano direttamente alle celebrazioni, che molti stranieri si lasciano sfuggire quando si limitano a visitare i musei e le chiese. 


Crescendo a Roma

Da giovane quello che mi piaceva di più delle feste erano i botti e più forti erano meglio era! A Roma si cominciano a sentire i bum dei petardi non regolamentari dalla metà di dicembre fino al 6 gennaio, il giorno dell’Epifania, quando i bambini in passato ricevevano i regali.

Per un quindicenne è difficile poter resistere alla tentazione di far detonare una “bomba”, fare qualche cosa di pericoloso, illegale, ma avallato dalla tradizione.   Mentre accendi la miccia raggiungi il massimo della concentrazione, niente ti distrae.  Ora devi gettarla via subito altrimenti ti esplode in mano.  Dopo che ne hai accese 10-15, l’adrenalina ti pompa nelle vene e le mani cominciano a tremarti quasi impercettibilmente.   Non riesci a controllare il tremore, ma nello stesso tempo non ti puoi fermare.  Quando abiti nel tipico appartamento di una grande città, in un palazzo di 7 o 8 piani, e esci sul balcone la notte della vigilia, i diversi tipi di bombe, petardi e razzi vengono da tutte le direzioni.  È una cacofonia, un crescendo, uno spettacolo visivo e uditivo poco apprezzato dagli animali domestici che timorosi si nascondono.

Torno nella mia città natale generalmente per le vacanze estive, ma questa volta ho deciso diversamente.  Sto andando con Nicola, un vecchio amico del quartiere dove sono nato, su una Vespa Granturismo 250, mentre alcuni amici ci seguono in macchina.  Il nostro piano è di andare sul colle del Gianicolo per celebrare l’anno nuovo all’aperto, incontrare altri amici in un locale a Testaccio e infine andare a giocare a carte per il resto della notte 



La vigilia tradizionale

La tipica famiglia italiana si siede a tavola per il cenone di capodanno intorno alle 9 di sera.  Sparecchiata la tavola si comincia a giocare a soldi con le carte italiane con giochi come Mercante in Fiera, Sette e Mezzo e anche Tombola (bingo) ecc., mentre i ragazzi esplodono le bombe e i petardi.  In un’atmosfera gioiosa tutti partecipano e si divertono, parenti e amici, giovani e vecchi, e persino la nonna scommette, ma ogni tanto sonnecchia.  Vorrebbe andare a letto, ma ha deciso di rimanere in piedi fino a mezzanotte, del resto le sarebbe impossibile dormire.  Verso mezzanotte e mezza, dopo il brindisi, i bambini e gli anziani a letto, i giovani per conto loro, è ora di giocare a carte sul serio per gran parte della notte, spesso fino alla mattina giocando a Bestia, Poker, Banco ecc.   


Bestia è simile al gioco tradizionale della Briscola e richiede una certa capacità, mentre per vincere al Banco devi essere fortunato.  Le carte italiane vanno da 1 a 10.  Se esce un 5 o una carta inferiore paghi quello che hai scommesso, mentre se esce un sei o una carta più alta, vinci.  Ho visto uscire di fila fino a otto carte basse e questo vuol dire che, raddoppiando ogni volta, la cifra finale sarebbe potuta arrivare fino a 128 volte la posta iniziale in pochi minuti.  


Gli anni più maturi

Più recentemente il comune ha organizzato attività, sparse in zone strategiche della città, consistenti in fuochi artificiali e concerti di musica leggera.  Con il tempo bello abbiamo passato piacevoli capodanni all’aperto, insieme a parenti e amici sui colli del Gianicolo e del Pincio, semplicemente passeggiando e godendo lo spettacolo che la città offre.  Cosi’ facciamo questa sera.  Ci incontriamo con i nostri amici sulla piazza del belvedere del Gianicolo.  Da qui tutti insieme, armati come per andare a un picnic, con champagne nel frigo portatile, bicchieri, biscotti e l’immancabile panettone, ci avventuriamo nella confortevole notte romana insieme a migliaia di altre persone.

Visto dall’alto di una collina lo spettacolo cambia.  La luce dei fuochi artificiali si unisce alle esplosioni delle bombe e dei petardi, ma quello che stupisce di più è il suono.  Le migliaia di esplosioni quasi simultanee e assordanti a livello stradale, osservate a distanza si trasformano in un boato continuo simile a quello prodotto da tuoni in lontananza.  Nel centro della piazza del belvedere si erige il monumento equestre a Garibaldi, l’unificatore militare della nazione italiana.  Nel 1849, proprio su questa collina, migliaia di patrioti giovani e idealisti guidati da Garibaldi, hanno anche provato il pungente odore della polvere da sparo.  Erano venuti da tutta l’Italia per difendere la Repubblica Romana, formata appena 5 mesi prima, dall’assalto delle truppe regolari francesi che volevano insediare di nuovo il Papa.  Furono sconfitti e molti uccisi o fatti prigionieri.  Ora le esplosioni e il caratteristico odore esprimono un evento felice.  Buon anno, auguri, alla salute!  Dopo il brindisi, gli abbracci e i baci nella semioscurità alcuni decidono di tornare a casa mentre il resto di noi si dirige verso il trendy quartiere Testaccio.   


Tra anfore e centauri 

Abbiamo l’appuntamento al “Coyote,” una discoteca molto frequentata scavata nel “Monte dei Cocci” che risale al tempo dell’antica Roma.  La collina, alta circa 35 metri e con una circonferenza di circa 800 metri, è stata formata durante i secoli dalla continua accumulazione dei frammenti delle anfore di terracotta usate per il trasporto di derrate alimentari liquide come vino, olio, salse di pesce, conserve di frutta, miele, ecc. Gran parte del quartiere era anticamente un enorme deposito rifornito in continuazione dalle navi che dal porto di Ostia, risalendo il fiume Tevere, attraccavano alla sua sponda.  Da Ponte Sublicio si possono vedere i resti antichi incastrati nella sponda del Tevere.  Oggi diversi ristoranti, discoteche e locali notturni si sono scavati un posto ai piedi di questa collina.  L’intero quartiere la notte è diventato una grossa area d’intrattenimento, dove durante il week-end e dopo le nove di sera, le macchine non possono entrare. Ci incontriamo con i nostri amici, ascoltiamo la musica, balliamo per un po’ e dalla terrazza della discoteca assistiamo a una spettacolare vista della città.

La città di Roma per tradizione permette alla gente, la notte del 31 dicembre, di tirare piatti, vasi e vari articoli di terracotta e porcellana ecc. nelle strade.  Normalmente ti farebbero una multa e ti inviterebbero ad andare da uno psicologo ma per questa notte è consentito.  Dipende dal quartiere, ma può accadere che durante un party anche un w.c. o un lavandino (tenuto in casa per l’occasione dopo un rimodernamento) vengano gettati dalla finestra.  Specialmente se ti sei inimicato un vicino, stasera ti conviene parcheggiare lontano dalle abitazioni.  Per molti anni è stato un rito periodico, comunale e catartico ora quasi scomparso.  Come mai?  In parte naturalmente a causa della plastica, ma soprattutto perché i romani non vogliono danneggiare le loro beneamate e onnipresenti automobili.

 I motociclisti, chiamati “centauri” dalla figura mitologica mezzo uomo e mezzo cavallo, s’infilano tra le macchine e anche se arrivano per ultimi a un semaforo, generalmente riescono a partire per primi quando scatta il verde.  Da giovane anch’io andavo in giro con la mia Vespa e anche se stasera come passeggero mi sento piuttosto nervoso, non sono riuscito a resistere alla tentazione di fare un veloce giro per la città.  In pochi minuti raggiungiamo il 
Lungotevere poi tagliamo verso il Belvedere del Pincio, sotto c’è Piazza del Popolo, un altro posto strategico per i fuochi artificiali e la musica.  Sullo sfondo, nel cielo terso, emerge quello che i romani chiamano “er cupolone” la grande cupola di San Pietro tutta illuminata.  Piazza di Spagna pullula ancora di persone e poi passiamo vicino al Colosseo, un altro posto strategico dove la gente si è radunata per le celebrazioni.  Il traffico è intenso, ma rinfrescati dall’aria notturna raggiungiamo rapidamente la casa dei nostri amici pronti a giocare a carte fino alla mattina.  Giochiamo a Bestia, Poker e Banco e miracolosamente riesco ad uscirne perdendo pochi soldi. Verso le 8 di mattina ci fermiamo, andiamo al bar all’angolo per colazione e poi me ne vado a casa stanco morto, consapevole che i miei amici dopo un pisolino di 2 o 3 ore ricominceranno a giocare fino a sera.

Ritorno alla normalità

L’incomparabile cultura italiana permette per un breve periodo e in moderazione di fare quasi tutto.  Per 2 o 3 settimane all’anno possiamo fare esplodere bombe, petardi e razzi non regolamentari, giocare d’azzardo, tirare quello che vogliamo dalle finestre senza preoccuparci delle leggi, sentirci in colpa o temere di essere criticati.  Infatti, è tradizione!  Come per magia dopo il 6 gennaio si ritorna alla normalità: basta con le esplosioni, il gioco d’azzardo e il comportamento facinoroso.  Ogni volta che abbiamo cercato di giocare a soldi al di là di queste tre settimane, non ci siamo mai riusciti: ognuno ha da fare.  Il gioco d’azzardo e i botti per i romani sono associati alle stagioni, alle tradizioni, alla famiglia, alle feste, e alla stanchezza, raramente, come del resto l’alcool, costituiscono una dipendenza.  Ma il prossimo anno a metà dicembre, come la luna attira la marea, la città sarà pronta e la frenesia ricomincerà da capo. 

Friday, December 15, 2017

Rinascita del Rinascimento fiorentino

Nell’Italia di oggi, sulle orme di allora procedono i nuovi artigiani con il loro estro artistico

I consumi culturali sono un’eredità del Rinascimento che ancora oggi permea i nostri modi di pensare e interagire.



Gli artigiani digitali del XXI secolo ci riportano alle personalità a tutto tondo e influenti del Rinascimento fiorentino. Filippo Brunelleschi è il nome di spicco, la cui famosa cupola del Duomo di Firenze è il risultato della fusione tra arte, scienza e design. Nell’Italia di oggi, sulle orme di allora procedono i nuovi artigiani il cui estro artistico nel disegnare e produrre occhiali, lampade e tanti altri manufatti del Made in Italy trova nelle stampanti a 3D lo strumento che coniuga l’intensità tecnologica con la bellezza estetica. A Trento, una piccola provincia del Nord Est d’Italia, con forti aspirazioni e impegni per l’innovazione, l’artigiano tecnologico Ignazio Pomini contribuisce alla creazione di brand nell’occhialeria (.bijouets) e nell’illuminazione (.exnovo). Come nel tempo delle botteghe rinascimentali, nel laboratorio di Pomini la contaminazione di abilità e saperi diversi trasforma una piuma in una lampada che è un vero e proprio oggetto artistico.
Contemporanea di Leonardo, è Isabella d’Este (1474-1539) – considerata la “prima Signora del Rinascimento”, marchesa di Mantova e patrona delle arti – la figura ideale della ‘consumatrice culturale’ che scende personalmente nelle piazze di mercato. Qui alla gente comune si aggiunge un nuovo ceto di clienti diretti, i patrizi, i quali non sono più o non solo rappresentati da loro intermediari. Isabella fa anche di più, promuovendo un nuovo canale di shopping, quello via posta, antesignano dell’e-commerce.


I consumi culturali sono un’eredità storica del Rinascimento che ancora oggi permea i nostri modi di pensare, comunicare e interagire, in presenza di nuove alternative nella produzione e nel consumo di beni e servizi che si presentano così spesso quanto rapidamente mutano. Isabella d’Este fu portatrice di idee le cui forme d’espressione sono fonti inesauribili d’ispirazioni. Questo è il caso della generazione rinascimentale dei giorni nostri, composta da milioni di individui di età le più diverse accomunate dalla passione per l’imprenditorialità associata alla tecnologia e alla cultura: un’intersezione che ispira confidenza e incoraggiamento per propositi imprenditoriali. Tutt’altro che l’ansietà e le minacce che si è pensato che la cultura dovesse affrontare sul campo dell’imprenditorialità al sopraggiungere dell’età della riproduzione digitale dei contenuti culturali.

Volendo auto-realizzarsi, l’odierna generazione rinascimentale cerca di mettere in moto processi d’ideazione per costruire una società migliore, mostrando nello stesso tempo il volto del produttore di idee che vale la pena condividere e del consumatore culturale. Si deve a loro la nascita di mercati creativi che sono comunità sociali di collaborazione e condivisione nei più svariati campi culturali, supportate da piattaforme tecnologiche. Creatori indipendenti formano comunità digitali che nei mercati online vendono direttamente ai clienti le loro creazioni, frutto di collaborazioni reciproche. “Creative Market”, fondata nel 2012 a San Francisco da Aaron Epstein, Chris Williams, e Darius A. Monsef IV, ha messo insieme circa 9 mila creatori indipendenti. Sarà lo spirito d’indipendenza, vitale e compartecipato, dell’emergente generazione rinascimentale a tracciare i sentieri dell’imprenditorialità negli anni a venire?

Per approfondimenti, il lettore può fare riferimento a Piero Formica, Entrepreneurial Renaissance. Cities Striving Towards an Era of Rebirth and Revival, Springer, 2017

        Da La Voce Di New York, October 2017

Saturday, December 2, 2017

Un'ottima torta

Le feste si avvicinano e il desiderio di dolci si fa sentire. Ecco una ricetta per una torta deliziosa a base di ricotta e un'altra per i dolcetti di mandorle.



Torta di Ricotta
di Concetta Fiorito
  
VERSIONE ITALIANA
TORTA 3-3-3-3 e 1
3 uova
3 etti di farina
3 etti di zucchero
3 etti di ricotta
1 etto di burro
1 limone (buccia grattugiata e succo)
1 bustina di lievito per dolci (Amazon, or Italian Store)
1 bustina di vaniglina (o un cucchiaino di estratto di Vaniglia)
uvetta passa ammollata nel rum (optional)
2 mele sbucciate e tagliate a fettine (optional)

Battere le uova e lo zucchero, aggiungere la ricotta, il burro fuso, la buccia e il succo del limone, la vaniglia, l’uvetta ed il lievito.  Se è necessario, aggiungere del latte per ottenere un impasto morbido.
Mettere in una teglia per torte o per focacce (con il buco in mezzo) preventivamente preparata con burro e farina.
Stendere le fettine di mele sopra e spargere dello zucchero di canna.
Cuocere al forno a 320 F per 30 minuti poi controllare. Cuocere ancora per altri 20 minuti o più se necessario. La torta è cotta quando infilando uno stecchino nella pasta, lo stecchino esce pulito.

Buon appetito


Ricotta Cake 
La ricetta in inglese con delle misure americani.
Ingredients

3 eggs
1 cup and ¼ granulated sugar
1 ½ cups all purpose flour
1 stick of butter
1 small tub of ricotta cheese (you can use low fat)
Juice and rind of one lemon
1 tablespoon of baking powder
1 teaspoon vanilla extract
¼ cup of raisins previously soaked in rum (optional)
2 small apples peeled and cut in slices (optional)

Heat the oven at 320 F
Beat the eggs with sugar very well, add the flour, then the softened butter and the ricotta. Now add the baking powder and the lemon. Fold in the raisins.
The dough should be thick and creamy. If needed, you can add some milk.

Grease and flour a 9” cake spring pan or Bundt cake pan prepared with butter and flour and pour in the dough. Lay the slices of apples over the cake and sprinkle with brown sugar.  This is optional. Cook in the oven for about 30 minutes, then check the cake and leave for 20 more minutes, or longer - if necessary. The cake is done when you insert a toothpick and it comes out dry.

You can replace the raisins with small pieces of apple, or with chocolate chips.


                               Dolcetti di mandorle – Betsy Mignani

 
Faccio questi dolcetti per ricordare i sapori della Sicilia!

150 gr. di farina di mandorle (io uso “almond meal” da Trader Joe)
100 gr. Zucchero
1 albume
1-2 gocce di estratto di mandorla
Scorza grattugiata di mezzo limone o mezza arancia (opzionale)
Mandorle per decorare (o altra frutta secca, nocciole, ecc.)
Zucchero a velo per spolverarle

Questa quantità di ingredienti farà circa 12 -15 dolcetti piccoli.
Preparare un impasto con la farina di mandorle, zucchero, estratto di mandorla e l’albume. (Aggiungere la scorza se l’avete).
Questo impasto sarà molto appiccicoso, quindi prendere un pezzettino di forse 2 cm e rotolarlo nelle mani per fare una pallina.   Coprire con un po’ di zucchero a velo e schiacciarle un po’ e poi, volendo, aggiungere una mandorla sopra come decorazione.

Metterle su una teglia ricoperta con carta da forno, e cuocere a 350 gradi F per circa 10 minuti.